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Yak | un breve racconto dedicato al bue tibetano

Yak: un breve racconto dedicato al "bue tibetano"

23/12/2020

Alcuni anni fa ho organizzato una mostra dal nome “Intrecci Tibetani” in cui esponevo una raccolta di manufatti e tappeti di origine tibetana. Con mia grande gioia l'evento ebbe un ottimo riscontro e tra i manufatti esposti quello che attirò maggiormente i visitatori fu un'antica corsia da preghiera in lana di yak.
La mostra fu visitata anche da molti bambini che mi domandavano spesso: “Moreno, cos'è uno yak?” Effettivamente non è un animale di cui si parli molto dalle nostre parti.
Avevo esposto una foto che ne ritraeva un maestoso esemplare con addosso le tipiche decorazioni tibetane, ma ai miei piccoli amici sembrava non bastare. Così raccontavo loro quello che avevo appreso durante i miei studi e i miei viaggi.                                             

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 Lo yak è simile al nostro bue, infatti è chiamato anche “bue tibetano”. È usato come animale da soma in tutta la catena himalayana, essendo molto robusto e abituato a intemperie e basse temperature. Durante i viaggi, in passato, veniva spesso “vestito” con maschere (Takyabs) e bardature, realizzate per la maggior parte in lana, raffiguranti specifici simboli e colori per tenere lontana la malasorte e giungere felicemente a destinazione.

Dallo yak le popolazioni ottengono il latte per la nutrizione e un aiuto per il lavoro nei campi. Mentre le loro feci essiccate sono un ottimo combustibile per il fuoco.

Ovviamente non dimentichiamo la lana, da cui si ricavano filati per tessili, tappeti, abbigliamento ed accessori vari. La fibra viene ottenuta pettinando il pelo della pancia dell'animale (che non subisce alcun maltrattamento) alla fine dell'inverno. Essendo considerato sacro, lo yak vive libero nel suo habitat fino alla fine dei suoi giorni.

 

Terminata questa breve descrizione permettevo che il tappeto venisse toccato per trasmettere ai bimbi anche qualcosa di concreto e non solo immagini e parole, regalando loro la gioia di una nuova esperienza ed a me la soddisfazione di aver condiviso il mio sapere.

 

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